Autorizzazioni ed adempimenti ambientali

La normativa ambientale europea e nazionale obbliga tutte le imprese ad una corretta gestione dei propri aspetti ed impatti ambientali. Destreggiarsi tra le diverse regole ed adempimenti, in continua evoluzione, può non essere semplice ma è fondamentale per non incorrere in sanzioni, anche pesanti. Da oggi possiamo fornire, anche sulle tematiche ambientali, un aiuto concreto ai nostri clienti con i nostri nuovi servizi.

Cosa possiamo fare per voi

In funzione delle Vostre esigenze, siamo in grado di supportarvi durante una o più fasi del progetto: possiamo gestire l’intero progetto, comprensivo delle attività di project management necessarie per la pianificazione e l’interazione concertata tra tutti gli attori coinvolti; in alternativa, se ci richiedete di collaborare con Voi sin dalla fase di fattibilità, possiamo trovare insieme le soluzioni che consentano di prevenire gli impatti e di dialogare con gli Enti competenti, riducendo tempi e costi per l’iter autorizzativo; ancora, se preferite, possiamo predisporre gli elaborati specialistici richiesti e fornirvi assistenza presso gli Enti Competenti.

Lo studio di compatibilità ambientale è un elaborato specialistico che le Amministrazioni possono richiedere per l’autorizzazione (generalmente in forma preliminare) di progetti che possono avere effetti significativi sulle componenti ambientali locali.Ad esempio i progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità ai sensi dell’art. 20 della Parte Seconda del D. Lgs. 152/06 e s.m.i e i progetti degli impianti per lo smaltimento e recupero di rifiuti, qualora non assoggettati alla valutazione di impatto ambientale, devono essere corredati, ai sensi dell’art. 22, comma 4, della L.R. del Veneto n. 3/2000, rispettivamente da uno studio preliminare ambientale e da una relazione di compatibilità ambientale. Ogni Regione può avere una sua normativa specifica, che stabilisce in quali casi sia necessaria la predisposizione di questo studio specialistico. I contenuti di questo studio possono essere definiti dalla normativa o rispondere a precise richieste degli Enti competenti e generalmente comprendono:
  1. la descrizione dei potenziali impatti ambientali, anche con riferimento a parametri e standard previsti dalla normativa ambientale, nonché ai piani di utilizzazione del territorio;
  2. la rassegna delle relazioni esistenti tra il progetto proposto e le norme in materia ambientale;
  3. la descrizione delle misure previste per eliminare, ridurre e se possibile compensare gli effetti negativi sull’ambiente.
I riferimenti per la redazione sono dati dall’Allegato V alla Parte Seconda del D. Lgs. 152/06 e s.m.i e dalle disposizioni previste dalla D.G.R.V. n. 1624/2000 relativamente alla relazione per la procedura di verifica (screening).

Lo Studio d'Impatto Ambientale (SIA) è il documento tecnico redatto dal proponente il progetto (solitamente da tecnici da lui incaricati), in cui è presentata una descrizione approfondita e completa delle caratteristiche del progetto e delle principali interazioni dell'opera con l'ambiente circostante. Nel SIA deve essere fatto un quadro completo della situazione precedente la realizzazione dell'opera (ante operam o alternativa 0) e una previsione della situazione successiva alla realizzazione (post operam). Il SIA è la relazione attorno alla quale si sviluppa la procedura autorizzativa di VIA, spesso ci si chiede quante analisi vanno fatte e quale è il livello di approfondimento di un SIA, capite bene che la valutazione di questo aspetti è di primaria importanza. Per una maggiore e attendibile valutazione di quali saranno gli elementi di maggiore criticità (ambientali e sociali) è opportuno aprire una fase di dialogo con gli Enti che potranno esprimere pareri sugli aspetti che prevedibilmente riceveranno maggiore attenzione per le prevedibili maggiori criticità ambientali o sociali.   Il D.Lgs 152/2006, art. 27, al comma 5 fornisce il contenuto minimo del SIA, il quale deve comunque contenere almeno le seguenti informazioni: una descrizione del progetto con informazioni relative alle sue caratteristiche, alla sua localizzazione ed alle sue dimensioni;
  1. una descrizione delle misure previste per evitare, ridurre e possibilmente compensare gli effetti negativi rilevanti;
  2. i dati necessari per individuare e valutare i principali effetti sull'ambiente e sul patrimonio culturale che il progetto può produrre, sia in fase di realizzazione che in fase di esercizio;
  3. una descrizione sommaria delle principali alternative prese in esame dal committente, ivi compresa la cosiddetta "opzione zero", con indicazione delle principali ragioni della scelta, sotto il profilo dell'impatto ambientale;
  4. una valutazione del rapporto costi-benefici del progetto dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

L'analisi previsionale di impatto acustico viene richiesta in base all’articolo 8 della legge quadro sull’inquinamento acustico n.447/95, lo scopo di questo tipo di valutazione è la previsione degli effetti indotti da attività o infrastruttura non ancora realizzate sulle condizioni sonore esistenti nell'area circostante l'insediamento. Questa valutazione prevede attività in luogo con sopralluoghi e rilevazioni fonometriche e attività modellistiche di calcolo previsionale per la redazione della relazione tecnica conclusiva. La legge quadro nazionale specifica che il Comune eserciti le funzioni amministrative relative al controllo sull'osservanza delle disposizioni contro l'inquinamento acustico, di fatto obbliga i Comuni a verificare che tutte le attività potenziali fonte di rumore abbiano una relazione tecnica di impatto acustico ambientale e che la perizia contenga quanto richiesto dalle leggi vigenti in materia: DM 16/03/98 Allegati B e D, ecc.Di fatto questa relazione previsionale di impatto viene richiesta per il rilascio della concessione edilizia di nuovi impianti e infrastrutture produttive, sportive e ricreative e per postazioni di servizi commerciali polifunzionali. Viene chiesta anche al momento delle domande di licenza o di autorizzazione all’esercizio di attività produttive e ricreative o al momento del cambio di gestore o all'ampliamento delle stesse. E' un documento ufficiale che tutela tutte le figure in gioco (il titolare dell'attività, il comune e i vicini dell'attività stessa).Deve essere redatta da un tecnico competente in acustica ambientale riconosciuto da una Regione Italiana. Questo è uno dei servizi di consulenza e ingegneria acustica che offriamo operando su tutto il territorio nazionale. Per ulteriori dettagli visita la nostra sezione di acustica

La Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S.) è un processo che mira a valutare le conseguenze sul piano ambientale di azioni proposte da piani o programmi adottati da autorità competenti. Il fine è garantire che tali conseguenze siano incluse a tutti gli effetti e affrontate in modo adeguato fin dalle prime fasi del processo decisionale, sullo stesso piano delle considerazioni di ordine economico e sociale.La Direttiva 2001/42/CE e i recepimenti nazionali (D.Lgs. 152/2006 e D.Lgs. 04/2008) e regionali prevedono:
  1. l'elaborazione di un rapporto ambientale;
  2. lo svolgimento di consultazioni;
  3. la valutazione dei risultati delle consultazioni e la messa a disposizione del pubblico e delle autorità interessate, delle informazioni sulle decisioni prese.
Il rapporto ambientale deve contenere l'individuazione, la descrizione e la valutazione degli effetti significativi che il piano o il programma potrebbero avere sull'ambiente, così come le ragionevoli alternative. Nel Rapporto Ambientale vanno individuate le eventuali misure di mitigazione e compensazione, qualora non sia possibile eliminare gli impatti ambientali e va definito il “monitoraggio”, ossia il controllo degli effetti ambientali significativi dell’attuazione dei piani e dei programmi al fine di individuare tempestivamente gli effetti negativi imprevisti ed essere in grado di adottare le misure correttive più opportune. A livello nazionale il riferimento normativo è il D.Lgs n. 152/2005 s.m.i.. Sono sottoposti a VAS in sede statale i piani e programmi la cui approvazione compete ad organi dello Stato. Ogni Regione ha una sua normativa specifica, derivante da quella nazionale, che stabilisce attori e modalità di svolgimento della procedura. Sono sottoposti a VAS secondo le disposizioni delle leggi regionali, i piani e programmi la cui approvazione compete alle Regioni e Province autonome o agli enti locali.

La Valutazione di impatto ambientale (VIA) è una procedura obbligatoria per ottenere l’autorizzazione di determinati progetti che possono avere elevato impatto ambientale o che ricadono in aree naturali protette.La valutazione d’impatto ambientale comprende, secondo le disposizioni normative italiane:
  1. lo svolgimento di una verifica di assoggettabilità (screening);
  2. la definizione dei contenuti dello studio di impatto ambientale (scoping);
  3. la presentazione e la pubblicazione del progetto;
  4. lo svolgimento di consultazioni;
  5. la valutazione dello studio ambientale e degli esiti delle consultazioni;
  6. la decisione;
  7. l’informazione sulla decisione;
  8. il monitoraggio ambientale.
a livello nazionale il riferimento normativo è il D.Lgs n. 152/2005 s.m.i.; ogni Regione ha poi una sua normativa specifica, derivante da quella nazionale, che definisce le categorie di progetti ricadenti in verifica di assoggettabilità, quelle ricadenti in V.I.A. regionale o provinciale e quelle ricadenti in V.I.A. nazionale. Sicurya con i suoi tecnici ha accumulato notevole esperienza in materia di VIA in varie situazioni aziendali, predisponendo la documentazione prevista e seguendo l’intero iter procedurale.

Per “facilitare” dal punto di vista autorizzativo anche le aziende non soggette ad AIA, in particolare piccole e medie, il D.P.R. 59/2013 ha istituito l’Autorizzazione Unica Ambientale (A.U.A.), che ingloba in un unico provvedimento sette diverse autorizzazioni ambientali, con scadenza di quindici anni.  

L’AUA sostituisce gli atti di comunicazione, notifica ed autorizzazione in materia ambientale individuati all’art. 3, D.P.R. n. 59/2013, ossia:
  1. autorizzazione agli scarichi (artt. 124 e ss., D.L.vo n. 152/2006);
  2. comunicazione preventiva per l’utilizzo agronomico degli effluenti di allevamento, delle acque di vegetazione dei frantoi oleari e dalle acque reflue delle medesime aziende (art. 112, D.L.vo n. 152/2006);
  3. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli stabilimenti (art. 269, D.L.vo n. 152/2006);
  4. autorizzazione alle emissioni in atmosfera per gli impianti e le attività in deroga (art. 272, D.L.vo n. 152/2006);
  5. il nulla osta per il rilascio di concessioni edilizie relative a nuovi impianti ed infrastrutture adibiti ad attività produttive, sportive e ricreative e a postazioni di servizi commerciali polifunzionali ai sensi della L. n. 447/1995 (Legge quadro sull’inquinamento acustico);
  6. autorizzazione all’utilizzo dei fanghi derivanti dal processo di depurazione in agricoltura (art. 9, n. D.L.vo 99/1992);
  7. comunicazioni in materia di autosmaltimento e recupero di rifiuti (artt. 215 e 216, D.L.vo n. 152/2006).
In Veneto, attualmente, le richieste di autorizzazione vanno presentate alla Provincia, tramite il SUAP (Sportello unico delle Attività Produttive), utilizzando esclusivamente le modalità previste (documenti solo in formato elettronico, con firma digitale). Sicurya, grazie all'esperienza maturata nei diversi ambiti di applicazione dell'AUA, è in grado di seguire tutto l'iter procedurale, dalla presentazione telematica della domanda di Autorizzazione Unica Ambientale (AUA) al SUAP (Sportello unico per le attività produttive) territorialmente competente fino al rilascio del provvedimento di autorizzazione. Progetto Qualità e Ambiente offre inoltre servizi di assistenza per la gestione degli adempimenti previsti dal provvedimento d’autorizzazione, quali ad esempio predisposizione della modulistica per la registrazione delle manutenzioni, gestione delle scadenze delle analisi / controlli ambientali ed esecuzione dei campionamenti analitici tramite laboratori convenzionati.
IPPC è l’acronimo di Integrated Pollution Prevention and Control ovvero controllo e prevenzione integrata dell’inquinamento. Questo approccio è stato introdotto con la Direttiva 96/61/CE del 24 novembre 1996, chiamata anche "Direttiva IPPC" ora abrogata e sostituita dapprima dalla Direttiva 2008/1/CE e ora modificata e integrata dalla Direttiva 2010/75/UE.In Italia la direttiva IPPC è stata recepita dal D.Lgs. 372/1999, in seguito abrogato dal D.Lgs. n.59/2005. Con l’entrata in vigore del D.Lgs. 128/2010 il 26 agosto 2010, la normativa IPPC viene assorbita interamente nella Parte II, Titoli I e III-bis del D.Lgs. 152/06 e ss. mm. ii., il D. Lgs. 59/2005 viene così abrogato. Infine, il D. Lgs. 46/2014 ha apportato significative modifiche al T.U.A. con il recepimento della Direttiva 2010/75/UE. Le attività produttive elencate negli allegati VIII e XII alla parte II del D.Lgs 152/06 e ss.mm.ii. individuano gli impianti assoggettati alla Direttiva IPPC e sono soggetti per il loro esercizio ad Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).   L'I.P.P.C., al fine di aumentare le “prestazioni ambientali” dei complessi industriali soggetti ad autorizzazione, si basa sui seguenti principi generali:
  1. prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
  2. evitare fenomeni di inquinamento significativi;
  3. evitare la produzione di rifiuti oppure, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
  4. favorire un utilizzo efficace dell’energia;
  5. organizzare il monitoraggio ambientale in modo integrato;
  6. prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
  7. favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.
Le attività soggette alla normativa I.P.P.C. sono:
  1. attività energetiche;
  2. produzione e trasformazione dei metalli;
  3. industria dei prodotti minerari;
  4. gestione dei rifiuti;
  5. altre attività (cartiere, allevamenti, macelli, industrie alimentari, concerie...).
Se l’attività industriale della propria azienda rientra nel campo di applicazione della direttiva I.P.P.C. 96/61/CE (link al sito web) e dei decreti di recepimento nazionali, si dovrà fare richiesta all’Autorità Competente per ottenere l’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.). L'autorizzazione integrata ambientale (AIA) è il provvedimento che autorizza l'esercizio di una installazione a determinate condizioni, che devono garantire la conformità ai requisiti di cui alla parte seconda del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato da ultimo dal decreto legislativo 4 aprile 2014, n. 46, attuazione della direttiva 2010/75/UE relativa alle emissioni industriali (prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento). Ai sensi di quanto previsto dall'articolo 29-quattuordecies del citato D.Lgs. 152/06 e s.m.i., tale autorizzazione è necessaria per poter esercire le attività specificate nell'allegato VIII alla parte seconda dello stesso decreto. L'autorizzazione integrata ambientale è' rilasciata tenendo conto di quanto indicato all'allegato XI alla parte seconda e le relative condizioni sono definite avendo a riferimento le Migliori Tecniche Disponibili (o MTD) - in inglese BAT (Best Available Techniques) - che consentono di limitare il più possibile la produzione di emissioni nocive nell'ambiente.

 

 

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