Che cosa deve fare il coordinatore in fase di esecuzione?

Il comportamento del coordinatore in fase di esecuzione è regolato dalla legge: ciò significa che gli obiettivi di salvaguardia che questa si pone devono essere raggiunti con gli strumenti ed i comportamenti che essa prevede. Non si può chiedere a questa figura di farsi carico degli obiettivi e delle responsabilità che fanno capo ad altri, così come non è opportuno che costui adotti, o che il PSC richieda, comportamenti non previsti dalla norma.

Il mancato rispetto delle prescrizioni che il D.Lgs. n. 81/2008 mette a carico del coordinatore per l’esecuzione è un reato di pericolo, che si concretizza quando un determinato comportamento mette semplicemente in pericolo il bene che la legge si prefigge di tutelare. Tale bene è, naturalmente, l’integrità psicofisica del lavoratore impegnato in cantiere. Il reato è gestito in maniera semplificata (attraverso l’applicazione delle misure previste dal D.Lgs. n. 758/1994), cioè con una prescrizione emessa dall’organo che ha accertato il reato, volta a sanare la situazione. Una volta verificato che si è adempiuto, nei tempi e nei modi concessi, il reo viene ammesso al pagamento di una sanzione pecuniaria. Il recepimento pratico della Direttiva 92/57/CE in Italia ha prodotto una rigidità del sistema sanzionatorio, nel quale la valutazione dell’ispettore non può essere efficacemente discussa, né confutata, dal tecnico cui viene contestata la violazione, a meno di ricorrere al giudice mediante un processo, un percorso a dir poco svantaggioso per le possibili conseguenze (condanna penale) e per i costi fuori scala rispetto al pagamento della sanzione. Di fronte a questa rigidità il comportamento dei coordinatori in esecuzione si è appiattito su posizioni di intransigenza difficili da sostenere all’atto pratico (sorveglianza continua di ogni aspetto del cantiere) o di estremo fiscalismo documentale, oppure di “ridistribuzione” del rischio, assicurandosi più commesse possibili, necessariamente seguite superficialmente. In occasione di incidenti, invece, quando il coordinatore per l’esecuzione è imputato per un reato colposo di danno (cioè l’integrità psicofisica del lavoratore è stata danneggiata in conseguenza ad imperizia, imprudenza o inosservanza delle leggi e regolamenti), la lunghezza dei tempi trascorsi dall’incidente alla sentenza definitiva impedisce un salutare meccanismo di retroazione sul sistema. Tutto questo, in mezzo a riscritture, linee guida e note interpretative, che spesso hanno contribuito solo ad alimentare la confusione. Ma il Testo Unico ha definito il procedimento che buone prassi e linee guida devono seguire per essere considerate tali (D.Lgs. n. 81/2008, art. 2, comma 1, lettere v) e z). L’autore indaga quindi sul comportamento che deve essere seguito dal coordinatore per l’esecuzione attraverso il dettato normativo, cioè l’analisi dell’art. 92, comma 1, lettere da a) ad f) D.Lgs. n. 81/2008.

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