Dati tributari a prova di privacy

Il 25 maggio entra in vigore il regolamento europeo 2016/679 (Gdpr) sulla protezione dei dati con un repentino passaggio da un apparato normativo incentrato sul diritto dell’interessato ad uno opposto, basato sull’attribuzione di nuovi obblighi al titolare e al responsabile. Molti di questi obblighi si applicheranno anche ai Comuni nella gestione dei dati ai fini tributari e le sanzioni previste per il mancato adeguamento possono arrivare fino a 20 milioni di euro (art. 83.5) in base al tipo di violazione senza contare il possibile blocco del trattamento, fino al momento del corretto adeguamento (art. 58.2.f), che implicherebbe il congelamento dell’attività impositiva.
L’ambito tributario rappresenta, ai fini dell’attuazione della disciplina, obiettivo di interesse pubblico generale (art. 23.1.e). Quindi, dinnanzi alla esigenza di garantire l’incasso delle somme dovute, il diritto alla riservatezza generalmente disciplinato dal regolamento viene ad essere in parte compresso così come anche il diritto di accesso ai propri dati (che potrebbe essere utilizzato come escamotage per rallentare l’attività impositiva). Sono infatti dettate deroghe che consentono agli enti impositori di acquisire qualsiasi informazione riguardante l’individuo sia sotto il profilo materiale che immateriale. Quando i dati provengono poi da fonti diverse (altre pubbliche amministrazioni, soggetti terzi o analisi investigative), dal momento che palesare le informazioni ricevute potrebbe danneggiare il corretto incameramento dei tributi dovuti non scatta l’obbligo di comunicazione informativa (art. 14.5.b).
Tuttavia i comuni dovranno assicurare ed essere in grado di comprovare sia il rispetto dei principi applicabili (art. 5.2) sia che il trattamento è effettuato conformemente al regolamento (art. 25.1) implementando politiche appropriate di protezione (art. 24.2) e organizzando la tenuta del registro delle attività di trattamento.
Ma come adempiere senza cadere in errore? In primo luogo occorrerà realizzare un check-up delle misure esistenti e quindi eseguire una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, in secondo luogo sarà necessario designare un responsabile della protezione dei dati. Nell’ambito della specificità della gestione dei tributi per i dati acquisiti direttamente dal contribuente l’ente dovrà comunicare il periodo di conservazione oppure, se non è possibile, i criteri utilizzati per determinare tale periodo (art. 13.2.a) e sarà obbligato a comunicare “in forma concisa, trasparente, intelligibile e facilmente accessibile, con un linguaggio semplice e chiaro” (art. 12.1). La materia tributaria, purtroppo, mal si presta ad essere ricondotta entro tale schema e, spesso, la P.A. ha forti criticità divenendo invece inaccessibile e poco chiara con i contribuenti. La gestione dei dati e il loro trasferimento a soggetti terzi involvono poi ulteriori problematiche in merito alla registrazione dei trasferimenti e alla dovuta adeguatezza delle misure poste in essere dal soggetto cui l’ente affida la gestione dei dati in suo possesso. Data l’ampiezza della nuova regolamentazione l’ottemperanza alle sopraccitate disposizioni potrebbe essere foriera di problematiche operative, soprattutto per gli enti di limitate dimensioni.

Articolo tratto da ItaliaOggi

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