Il decreto inviato a Camere e Authorithy

Il decreto legislativo che deve coordinare la privacy europea con quella nazionale può iniziare il proprio iter. Lo scorso 10 maggio Palazzo Chigi l’ha inviato al Parlamento e al Garante, che ora dovranno esprimere il parere. L’imperativo è che il doppio esame si conclude in tempi rapidi, così da consentire al governo di pronunciare il via libera definitivo – dopo l’approvazione preliminare, salvo intese, del 21 marzo – entro il 21 maggio, data in cui scade la delega assegnata dalla legge di delegazione europea per il 2017.
La finestre è strettissima. Le commissioni speciali di Camera e Senato e il Garante si devono mettere subito al lavoro: solo così il testo può avere qualche possibilità di raggiungere il traguardo del 25 maggio, data in cui il regolamento europeo sulla privacy diventerà, dopo due anni di attesa, pienamente operativo. L’attesa del decreto è forte, come dimostrano anche le lettere inviate dagli imprenditori al garante, a Palazzo Chigi e ai ministeri interessati. Il provvedimento, infatti, da chiarezza al quadro delle disposizioni, perché raccorda all’attuale legislazione nazionale in materia di privacy (in particolare il codice del 2003) con il regolamento europeo, che dal 25 maggio diventerà pienamente applicativo. Il ritardo accumulato, nonostante l’urgenza, dal decreto – la commissione del ministero della giustizia l’aveva licenziato il 19 marzo, pochi giorni prima del via libera di Palazzo Chigi – dimostra che il mese e mezzo trascorso a trovare le intese ha richiesto un profondo lavoro di riscrittura del testo. Nella versione inviata alla bollinatura della Ragioneria, infatti, erano state recuperate le sanzioni penali, che nella versione uscita da Palazzo Chigi non c’erano, e anche l’impostazione generale aveva subito significativi rimaneggiamenti. Infatti, mentre la prima bozza del decreto derogava tout court il codice della privacy e indicava le norme nazionali compatibili con il regolamento europeo, l’ultima versione ha adottato un approccio “chirurgico”, salvando le singole norme del codice che possono convivere con le nuove regole europee.

Articolo tratto da Il Sole 24 Ore

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