GDPR, poche le società pronte al test

Uno studio della società internazionale di consulenza Gartner rileva che solo quattro su dieci privacy manager ritengono le società di appartenenza preparate ad affrontare e governare il Regolamento Ue sulla protezione dei dati, addebitando questa sfiducia, tra l’altro, alla volatilità di norme generiche.
Sul fronte internazionale anche la ricerca Sweep 2018 non offre un panorama ridente: circa un quarto degli organismi interrogati risulta privo di specifici programmi di autovalutazione o di monitoraggio interno delle norme in materia di protezione dei dati; oltre la metà dei soggetti presi in esame risulta disporre di procedure documentabili di risposta in caso di incidenti che riguardano la sicurezza dei dati, nonché di registrazioni aggiornate di tutti gli incidenti e le valutazioni di sicurezza, tuttavia, molti organismi non hanno ancora procedure atte a rispondere adeguatamente a questi eventi. Peraltro quasi il 75% degli organismi coinvolti, a prescindere dal settore dal paese di attività, ha designato un responsabile o una unità incaricati di garantire il rispetto delle norme in materia di protezione dei dati. A livello italiano, le notizie sono sulla stessa lunghezza d’onda. Uno studio condotto dall’osservatorio di Federprivacy su ben 3000 siti dei comuni italiani, tra le varie non conformità e altre carenze riscontrate, ha rilevato che 1435 di essi (il 47%) continuano utilizzare connessioni non sicure basate sul vecchio protocollo “http”, e per questo sono etichettati come “non sicuri” dai principali browser. Inoltre, 1079 siti di comuni (il 36%) non rendono disponibili i dati di contatto del Responsabile della Protezione dei Dati (il Dpo, data protection officer), figura obbligatoria per tutte le pubbliche amministrazioni.
E, anche, in specifici settori, si evidenzia che il percorso è ancora lungo. Per esempio uno studio condotto da Symantec su oltre 45 siti Web, che gestiscono attivamente le prenotazioni di più di 1500 hotel, ha rilevato che il 67% dei loro siti Internet per le prenotazioni ha involontariamente perso i dati personali degli ospiti.
Gli hotel coinvolti nello studio si trovano distribuiti in 54 paesi tra cui gli Stati Uniti, il Canada e molte nazioni dell’unione europea.

Attività di adeguamento al regolamento 2016/679

I documenti da produrre sono la nomina dei dipendenti e dei collaboratori e le azioni da portare avanti sono le seguenti: mappatura delle posizioni di soggetti interni che trattano dati, verifica e aggiornamento della profilazione del personale interno, mappatura delle nomine a “incaricato del trattamento” precedenti al RGPD, eventuale integrazione degli atti di nomina precedenti al RGPD, stesura di nuovi atti di nomina ad “autorizzato al trattamento”.

I documenti da produrre sono i corsi base per gli autorizzati al trattamento nonché corsi per livelli apicali, per RPD/DPO e specialistici per settori particolari (media, IT, ecc.)

I documenti da produrre sono gli atti di informazione, la raccolta di consenso e le eventuali condizioni di liceità diverse dal consenso. Per ottemperare questo aspetto dunque bisogna verificare gli atti di informazione esistenti e l’adeguamento di eventuali atti di informazione ai nuovi contenuti della norma. Verificare l’istituzione dell’ufficio per le risposte alle richieste degli interessati e il protocollo delle attività dell’ufficio “trasparenza”. Ancora, verificare la necessità del consenso e predisporre formule in linea con il Regolamento, adeguare i “vecchi” consensi prevedendo anche cautele particolari in caso di minori di età (servizi della società dell’informazione) e mettere in piedi procedure per la gestione della revoca del consenso. Bisogna inoltre verificare le condizioni di liceità diverse dal consenso e predisporre e verificare cautele in linea con il RGPD. Infine è necessario verificare l’obbligo o l’opportunità della nomina di un DPO e comunicare al garante l’eventuale avvenuta nomina prevedendo un punto di contatto del DPO con gli interessati.

Articolo tratto da Iltalia Oggi

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