Green jobs: impatto sulla salute e sicurezza dei lavoratori

Il cambiamento climatico sta seriamente compromettendo la futura sostenibilità ambientale ed economica a livello globale, comportando, allo stesso tempo, variazioni nel mercato del lavoro. Al fine di ridurre le emissioni di carbonio, di rifiuti, e di aumentare l’efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili, si è assistito negli ultimi anni ad una rapida crescita del numero di green jobs (“lavori verdi”). Con il termine Green jobs si indicano tutte quelle professioni nel settore industriale e nei servizi in cui vengano adottate soluzioni di tipo “ecologico”. Dall’accesso alle fonti di energie rinnovabili all’utilizzo di tecniche produttive ecosostenibili, lavorare nell’economia verde permette di produrre beni e servizi con tecniche che rispettino l’ambiente e la natura al fine di ridurre le emissioni di carbonio, di rifiuti, e di aumentare l’efficienza energetica e la quota di energie rinnovabili.
Numerosi studi realizzati a livello internazionale e nazionale mostrano come le ricadute occupazionali dell’economia verde siano a saldo positivo e garantiscano, a fronte di investimenti adeguati, un ritorno importante non solo da un punto di vista ambientale, ma anche nella prospettiva di una soluzione duratura della attuale crisi economica. L’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (Irena) ha stimato, a livello globale, quasi 10 milioni di posti di lavoro nel settore delle rinnovabili nell’anno 2016, che diventeranno 24 milioni nel 2030. Il settore con il maggior numero di occupati è il solare fotovoltaico, che registra oltre 3 milioni di lavoratori impiegati. A seguire troviamo il settore dei biocombustibili liquidi (1,7 milioni di occupati), l’idroelettrico (1,5 milioni di posti di lavoro) e il settore eolico, che occupa 1,1 milioni di lavoratori.
Concentrandoci sul nostro paese, la green economy si è dimostrata una delle più significative ed efficaci risposte alla crisi. Una evoluzione di sistema avviata “dal basso” da una quota rilevante delle nostre imprese. Una scelta, che si basa su investimenti e produce lavoro, non scontata in tempi di crisi, ma coraggiosa e vincente come dimostrano i numeri di GreenItaly 2016, il settimo rapporto di Fondazione Symbola e Unioncamere promosso in collaborazione con il Conai e con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente. Il rapporto misura e pesa la forza della green economy nazionale: più di un’impresa su quattro dall’inizio della crisi ha scommesso sulla green economy, che in Italia significa più innovazione, ricerca, design, qualità e bellezza. Sono infatti oltre 385 mila le aziende italiane dell’industria e dei servizi, ossia il 26,5% del totale, che dal 2010 hanno investito, o lo faranno, in tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2. Una quota che sale al 33% nel manifatturiero, dove l’orientamento green si conferma un driver strategico per il made in Italy, traducendosi in maggiore competitività, crescita delle esportazioni, dei fatturati e dell’occupazione. Nel manifatturiero il 46% delle imprese che investono in tecnologie verdi esporta, contro il 27,7% delle imprese non investitrici; il 35,1% delle imprese green ha aumentato il fatturato nel 2015 a fronte del 21,8% delle altre; il 33,1% ha introdotto innovazioni, contro il 18,7% delle altre. Alla nostra green economy si devono inoltre 2 milioni 964 mila green jobs, ossia occupati che applicano competenze “verdi”. Una cifra che corrisponde al 13,2% dell’occupazione complessiva nazionale, destinata a salire ancora. Il contributo dei green jobs al prodotto lordo del Paese è stato stimato per il 2015 a 190,5 miliardi di euro, pari al 13% del totale complessivo. Questo ci dice che la green economy e l’economia circolare sono state e saranno la migliore risposta alla crisi, un paradigma produttivo sempre più forte e diffuso nel Paese in termini di imprese, che in numero crescente fanno scelte green e in termini di risultati, nei bilanci, nell’occupazione.Implicazioni per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
L’utilizzo delle rinnovabili e la diffusione delle tecnologie legate all’ambiente hanno sicuramente conseguenze positive per la qualità della nostra vita, ma non devono far dimenticare l’attenzione alla salute ed alla sicurezza sul lavoro. Quando pensiamo alla parola “verde” di solito facciamo riferimento ai prodotti e servizi “verdi” che sono più sicuri rispetto ai prodotti o servizi che vanno a sostituire, ma purtroppo ciò non è sempre vero. Infatti, oltre ai rischi comunemente conosciuti negli ambienti di lavoro (es. elettrico, chimico, biologico, ecc.), i lavoratori occupati nel settore verde possono essere esposti a nuovi rischi che potrebbero non essere stati precedentemente individuati. Ciò è dovuto, ad esempio, all’introduzione di nuove tecnologie, nuove sostanze e procedimenti di lavoro, nuove forme di occupazione e di organizzazione del lavoro. L’innovatività dei materiali utilizzati e dei processi produttivi adottati nella eco-industria possono, infatti, sicuramente determinare nuovi profili di rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori. In alcuni casi possiamo avere combinazioni di più rischi, come nell’installazione di pannelli solari, in cui il rischio elettrico si combina con il rischio di lavorare in altezza. A tale proposito, l’Inail ha pubblicato la scheda informativa “Green Jobs: impatto sulla salute e sicurezza dei lavoratori” contenente le indicazioni sui principali rischi/pericoli nei seguenti settori delle energie rinnovabili:

  1. eolico
  2. gestione/stoccaggio rifiuti
  3. fotovoltaico
  4. biomasse
  5. solare termico

I rischi/pericoli che sono stati individuati dall’Inail nel suddetto documento sono riassunti in Tabella 1. L’obiettivo principale, di tale scheda, è quello di anticipare nuovi rischi potenziali in questi lavori e di garantire che siano messe in atto misure efficaci per prevenirli. Trattandosi di settori nuovi, lo start up delle imprese verdi richiede maggiori e/o migliori informazioni circa gli aspetti suddetti, nonché programmi di formazione ad hoc adeguati a sostenere lo sviluppo di profili che stanno emergendo nel settore green. Secondo il National institute for occupational safety and health (Niosh), la strada verso un lavoro sicuro deve includere i seguenti punti che vengono individuati, nella scheda prodotta dall’Inail, come “buone prassi” da seguire:

  1. individuare, definire e classificare i “lavori verdi”;
  2. valutare tutti i pericoli per i lavoratori dovuti ai prodotti e processi “verdi”;
  3. integrare la salute e sicurezza dei lavoratori, il risparmio energetico e gli sforzi per la protezione ambientale;
  4. pianificare in anticipo le azioni di prevenzione;
  5. inserire la tematica della salute e sicurezza dei lavoratori nei corsi di formazione green;
  6. aggiungere la salute e sicurezza all’analisi di benchmark nel settore green.

Con l’emersione di nuovi profili di rischio per la salute e sicurezza dei lavoratori risulta necessaria, pertanto, l’adozione di misure di prevenzione mirate, partendo dalla costruzione di un quadro conoscitivo approfondito ed esaustivo dei rischi lavoro-correlati riferibili ai cosiddetti lavori verdi.

Tabella 1 – I principali rischi/pericoli in alcuni settori delle energie rinnovabili

SettoreRischi/pericoli
Gestione/riciclaggio rifiutifisico: rischi da movimentazione manuale dei carichi, rumore, vibrazioni
biologico: inalazione di aerosol, tagli, punture, contatto, ingestione accidentale (mani contaminate)
chimico: esposizione a sostanze tossico-nocive
Fotovoltaicocadute dall’alto fisico: condizioni microclimatiche sfavorevoli, spazi ristretti
elettrico: elettrocuzione
chimico: esposizione a tellururo di cadmio
Biomassefisico: incendi, esplosioni
biologico: muffe, endotossine
chimico: esposizione a cancerogeni, metalli pesanti, gas pericolosi, composti organici volatili, polveri
Solare termicocadute dall’alto scottature/ustioni
elettrico: elettrocuzione
Eolicocadute dall’alto
fisico: spazi ristretti
elettrico: elettrocuzione
chimico: esposizione a resine, stirene, ecc.

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