Industrie con deroga al rumore

L’amministrazione comunale, nel decidere limitazioni all’inquinamento acustico, deve tener conto degli interessi delle attività economiche insediatesi sul territorio prima di insediamenti abitativi successivi. Le esigenze delle imprese trovano tutela proprio in virtù della loro risalente ubicazione. Di conseguenza tali esigenze non sono cedevoli rispetto a quelle degli insediamenti abitativi sopraggiunti. E questo nonostante la zonizzazione acustica abbia lo scopo di migliorare la situazione ambientale, senza limitarsi a fotografarla. È questo il senso della recente sentenza del Tar Toscana, sezione I, del 12 dicembre 2016 riguardante la classificazione del territorio sotto il profilo acustico.
Il caso riguarda un insediamento produttivo in un comune della provincia di Lucca, che da più di cinquant’anni si trova in una zona industriale e che il Consiglio comunale, nell’adottare il nuovo piano di zonizzazione acustica, fa ricadere in “aree prevalentemente impianti” e “aree di intensa attività umana”, con i relativi limiti di emissione sonora. Ciononostante le osservazioni fatte pervenire dall’azienda ricorrente.
La sentenza fa riferimento ai precedenti pronunciamenti che hanno già avuto modo di affermare che nell’adozione del piano di classificazione acustica, l’articolo 4 della legge n. 447/1995 impone al comune di tenere adeguato contro delle preesistenti destinazioni d’uso delle aree, come individuate dagli strumenti urbanistici al fine di non sacrificare le consolidate aspettative di coloro che vi si sono legittimamente insediati (Tar Toscana, sez. II, 4 novembre 2011 n. 1650, id., sez. II, 11 dicembre 2010 n. 6724).
Infatti, le scelte effettuate dal Comune in materia di classificazione acustica non afferiscono al merito dell’attività pianificatoria o programmatoria dell’ente, insindacabile in sede di giudizio di legittimità, ma sono espressione di discrezionalità tecnica, ancorata all’accertamento di specifici presupposti di fatto, il primo dei quali è proprio il precedente uso del territorio (cfr. Tar Veneto 2007, n. 187, Tar Liguria, sez. I, 21 febbraio 2007 n. 354) e la considerazione delle posizioni di interesse dei privati interessati (Tar Lazio, Latina, sez. I, 16 settembre 2015, n. 616; Tar Veneto, sez. I, 30 maggio 2016, n. 568).
Con riferimento all’inquinamento acustico va ricordato che è stato recentemente approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni in materia di armonizzazione della normativa nazionale in materia di inquinamento acustico”. Tra i criteri che dovrà rispettare il legislatore delegato vi è quanto stabilito dall’art. 14 comma 24-bis della legge 246/2005 ovvero il divieto di “gold plating”, cioè non introdurre o mantenere livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive europee.

Articolo tratto da ItaliaOggi