La conferma: abolito il Sistri…e ora Sistri 2.0 all’orizzonte?

Nelle prime settimane dello scorso dicembre è circolata una bozza di “decreto legge semplificazioni” che riporta una serie di novità in temi ambientali; due di queste si distinguevano, però, per rilevanza e attesa. La prima, successivamente confermata, era la, da più parti auspicata, soppressione del Sistri. Il definitivo pensionamento del sistema di tracciabilità pone fine a una travagliata vicenda che ha da sempre attratto le critiche di associazioni di categoria, commissioni parlamentari e della generalità delle imprese coinvolte nella filiera dei rifiuti. La seconda novità era un intervento in tema di end of waste, finalizzato a legittimare la definizione “caso per caso” dei criteri specifici per aversi un rifiuto che cessa di essere tale nelle autorizzazioni ordinarie, di sperimentazione e integrate (Aia). La versione ufficiale del decreto-legge semplificazioni ha preso il numero 135 ed è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 14 dicembre 2018, n. 290, diventando efficace dal giorno successivo. Dopo un’accesa discussione parlamentare il decreto è stato infine convertito, con modificazioni, in legge n. 12/2019 (in Gazzetta Ufficiale del 12 febbraio 2019, n. 36). Nella versione consolidata, figurano, oltre alla soppressione del Sistri, altre novità minori in tema ambientale nonché – la novità più attesa – l’introduzione del registro elettronico nazionale sostitutivo del previgente sistema di tracciabilità.

Il registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti

Già nella relazione illustrativa al decreto legge si dava conto dell’intenzione di sostituire il Sistri con un nuovo sistema di tracciabilità, organizzato e gestito direttamente dal Ministero dell’Ambiente col fine di garantire così un risparmio di spesa. L’Italia dunque non è rimasta orfana di un sistema di tracciabilità dei rifiuti visto che il decreto ha introdotto quello che, in prospettiva, dovrebbe essere il Sistri 2.0. Si tratta del Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, formalmente istituito dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto semplificazioni, ma che di fatto non è ancora del tutto attivo poiché, per la sua piena operatività, bisognerà attendere un decreto ministeriale previsto dall’art. 3-bis del DL semplificazioni che definirà:

  1. le modalità di organizzazione e funzionamento del registro;
  2. le modalità di iscrizione;
  3. gli adempimenti cui saranno tenuti gli iscritti.

Il medesimo decreto dovrà, inoltre, determinare gli importi dovuti a titolo di diritti di segreteria e di contributo annuale, nonché le modalità di versamento degli stessi, richiesti per coprire i costi di funzionamento del sistema. I costi di gestione stimati dal Ministero sono pari ai 3 milioni di euro all’anno, a fronte di oltre 40 milioni annui che erano richiesti per il Sistri.

Il nuovo sistema, ispirato a criteri di maggior efficacia, efficienza e semplicità rispetto al precedente, è stato adottato nell’ottica di dare attuazione a quanto disposto dalla nuova direttiva 2018/851/UE in materia di rifiuti contenuta nel pacchetto sulla circular economy e sarà organizzato e gestito direttamente dal ministero dell’Ambiente. Ai sensi dell’art. 6 comma 3, saranno tenuti a iscriversi al nuovo registro:

  1. gli enti ed imprese che effettuano attività di trattamento dei rifiuti (recupero e/o smaltimento);
  2. i consorzi istituiti per il recupero e il riciclaggio di particolari tipologie di rifiuti;
  3. i produttori di rifiuti pericolosi;
  4. gli enti e le imprese che effettuano attività di raccolta e trasporto di rifiuti pericolosi a titolo professionale;
  5. i commercianti e gli intermediari (senza detenzione) di rifiuti pericolosi;
  6. chi effettua a titolo professionale attività di raccolta e trasporto di rifiuti non pericolosi;
  7. i commercianti e gli intermediari senza detenzione di rifiuti non pericolosi;
  8. gli enti e le imprese produttori iniziali dei rifiuti speciali non pericolosi di cui all’art. 184 comma 3 lettere c), d) e g)

Tutti gli altri operatori non obbligati a iscriversi potranno aderire al registro su base volontaria.

Non è ancora chiaro come sarà strutturato il nuovo registro, né le tempistiche di implementazione dello stesso. Ciò che si sa è che il Sistri 2.0 vorrebbe digitalizzare l’intera catena di tracciabilità dei rifiuti e i documenti fiscali, superando il doppio binario cartaceo/digitale e il registro di carico e scarico. Il tutto dando attuazione a quanto previsto dall’art. 194-bis, commi 1-2, D.Lgs. n. 152/2006, introdotto dalla legge di bilancio 2018. La messa a regime del nuovo sistema dovrebbe garantire la tracciabilità del 90% dei veicoli adibiti al trasporto dei rifiuti, a fronte di una percentuale pari quasi al 65% del previgente Sistri.

L’abolizione

Il decreto semplificazioni all’art.6 ha disposto la soppressione dell’attuale “Sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti”, Sistri, già a partire dal 1 gennaio 2019. A partire da tale data, e fino a che il nuovo sistema che prevede l’istituzione di un registro elettronico non sarà pienamente operativo, i soggetti precedentemente obbligati ad aderire al Sistri sono già tornati ad adottare le modalità cartacee di tracciabilità (registri di carico e scarico, FIR, MUD). Il bilancio di questa vicenda legata al Sistri non è però tra i più rosei. Dopo una lunga serie di proroghe, modifiche, brusche retromarce e improvvise riprese, il sistema di tracciabilità istituito per la prima volta con il DM 17/12/2009 non è mai entrato effettivamente e totalmente a regime. L’intervenuta soppressione, dunque pone fine ad un sistema che, fin da subito, ha presentato non poche criticità e con questa l’obiettivo del Ministero dell’Ambiente è stato proprio quello di superare le predette criticità, garantire la certezza del diritto e tutelare l’affidamento degli operatori del settore. Come dichiara Elisabetta Perrotta, direttore di Fise Assoambiente, l’associazione delle imprese di servizi ambientali, “il Sistri adottava dei sistemi tecnologici e informatici obsoleti rispetto alla finalità per la quale era nato, ovvero semplificare con elementi chiari e precisi il lavoro agli operatori, ma anche il percorso ai fini del controllo. […] Le autorizzazioni a livello nazionale oggi sono, invece, molto diversificate non solo tra le regioni, ma a volte anche tra le provincie mancando ancora le linee guida del Ministero sui contenuti minimi delle autorizzazioni previste dal DLgs 152/06”.

Una buona notizia è che dalla data di soppressione del Sistri non sono più dovuti i contributi annuali. Il nuovo quadro relativo alla questione contributi delineato dal DL semplificazioni pone però alcuni interrogativi di notevole impatto su coloro che, nel corso degli anni, hanno dovuto versare nelle casse pubbliche rilevanti somme di denaro per un servizio mai divenuto effettivamente operativo. La mancata abrogazione esplicita dei commi 4 e 6 dell’art. 194-bis del DLgs 152/06 permetterà al Ministero di recuperare i contributi non corrisposti negli anni passati. Altro interrogativo riguarda le sorti dei contributi relativi all’anno 2018 che, come stabilito dal decreto, saranno soltanto “riassegnati” all’interno del bilancio di previsione del Ministero. Interrogativi emergono anche in relazione ai costi già sostenuti dalle imprese per adeguarsi al Sistri. Tutte spese che ammontano ad alcune centinaia di milioni di euro; infatti, gli aggravi per le imprese, in quasi otto anni di Sistri, ammontano a più di 200milioni di euro, tenendo in conto i costi per iscrizioni, corsi di aggiornamento, adeguamenti e spese connesse. L’impatto negativo da punto di vista economico sul retaggio del Sistri sarà destinato a gravare ancora sulle imprese di tutta la filiera nel momento in cui, in seguito se non a breve, verrà richiesta agli operatori la rimozione e restituzione delle apparecchiature di bordo affidate in comodato d’uso (chiavette usb e black box), tanto che le associazioni di categoria del settore trasporti sono già sul piede di guerra minacciando class actions e azioni legali. Ora è atteso il decreto ministeriale che disciplinerà applicabilità, funzionamento, oneri e sanzioni del nuovo strumento informatico sostituto del Sistri.

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