La prevenzione diventa «4.0» con la spinta delle tecnologie

Un elmetto “intelligente” in grado di interagire con le macchine, e di avvisare, con un segnale luminoso sonoro, di un possibile rischio per il lavoratore, impedendogli così di entrare in contatto con il pericolo. Oppure “giubbetti smart”, mutuati dall’esperienza della moto GP, capaci di proteggere le persone in caso di cadute dall’alto. Le nuove tecnologie, spinte dalla rivoluzione indotta nelle nostre fabbriche da “Industria 4.0”, possono giocare un ruolo fondamentale di “prevenzione”, allontanando il lavoratore dal pericolo e supportandolo in ogni fase della lavorazione, anche per esempio, nei lavori notturni o in solitario.

La sicurezza sul lavoro è un tema estremamente delicato, che non può e non deve essere ridotto al solo dato statistico: tuttavia, la riduzione degli eventi mortali costituisce il miglior incentivo per incrementare i livelli della prevenzione. I recenti dati Inail relativi al primo semestre del 2018 evidenziano un calo delle denunce dello 0,8% rispetto allo stesso semestre del 2017, riduzione che si incrementa ulteriormente visto l’aumento di occupati nello stesso periodo. In particolare, diminuiscono le denunce di infortunio in azienda e aumentano quelle riferibili al rischio stradale (avvenute con mezzo di trasporto o nel tragitto casa-lavoro): segno che la prevenzione posta in essere dal datore di lavoro in azienda produce i propri effetti positivi, mentre le autorità preposte dovrebbero intervenire sul differente rischio della strada. Va poi posta attenzione sulle cause, lavorative o sociali, che incidono sull’aumento delle denunce di malattia professionale (+2,5%).
Si tratta di «numeri che, per quanto positivi, vanno drasticamente ridotti» sottolinea Fabio Pontrandolfi, dirigente di Confindustria dell’area Lavoro, welfare e capitale umano e responsabile dei temi di salute e sicurezza sul lavoro, «In attuazione del patto della fabbrica, Confindustria intende porre al decisore politico la questione della salute e sicurezza d’intesa con il sindacato. Nelle nostre aziende – anche grazie al supporto finanziario dell’Inail, da semplificare nelle procedure – si sta affermando una vera e propria cultura della sicurezza, intesa ormai come valore più che fattore di competitività. Certo, bisogna aiutare le aziende, soprattutto le pmi, ad approcciare al meglio i temi della salute e della sicurezza, anche nel sistema degli appalti. In generale, penso che, pur confermandone la struttura, il testo unico del 2008 vada completato, ma anche rivisto, in relazione pure alle nuove forme di organizzazione del lavoro, sempre più lontane dal modello tradizionale e slegate dall’ambiente aziendale e dal tempo di lavoro. Rivedere non significa essere meno rigorosi, tutta’altro, ma adeguarsi ai più avanzati principi del diritto penale, come interpretati dalla più recente giurisprudenza costituzionale e di legittimità. Bisogna poi puntare su una più profonda e diffusa cultura organizzativa, che responsabilizzi tutti gli attori della sicurezza. Fondamentale è poi “Industria 4.0”, iniziativa che va confermata e potenziata con incentivi mirati e di più facile fruizione. Si può intervenire riducendo i costi in modo strutturale e automatico in caso, per esempio, di acquisto di attrezzature nuove e più sicure». Così come sarebbe auspicabile un ulteriore “ammodernamento” della normativa sui controlli a distanza.

Articolo tratto da Il Sole 24Ore

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