Morti da amianto, tutti assolti in Corte d’appello

Per la Corte d’appello di Torino, “il fatto non sussiste”. E così le condanne in primo grado inflitte alla prima linea dell’Olivetti dalla fine degli anni ottanta al 2000 per le morti da contaminazione da amianto cadono. Sono stati tutti assolti dal reato di omicidio colposo e lesioni i tredici imputati condannati, in primo grado, per i casi di malattia e morte di una decina di ex addetti dell’azienda di Ivrea. Tra loro i fratelli Carlo e Franco De Benedetti, ai quali furono inflitti 5 anni e 2 mesi nel processo di primo grado, e l’ex ministro Corrado Passera, condannato a 1 anno e 11 mesi nel 2016.

Al centro dell’inchiesta, avviata tra il 2012 e il 2013, le storie di lavoratori esposti all’amianto in particolari fasi di lavorazione – ad esempio l’utilizzo di talco contenente amianto nella fabbricazione di macchinari e computer ipotizzato dagli inquirenti – o interessati da contaminazione ambientale per l’amianto presente negli edifici, in particolare mense e uffici. Il processo di primo grado, iniziato a gennaio del 2016, si era concluso con le condanne degli ex amministratori delegati e dei top manager di Olivetti, responsabili secondo la ricostruzione della Procura di Ivrea, poi confermata dalla sentenza dei giudici, di non aver fatto abbastanza per tutelare la salute dei lavoratori esposti alla contaminazione. La sentenza di appello del 18 aprile 2018 fa cadere accuse e condanne inflitte in primo grado. E riavvolge il nastro delle responsabilità dei dirigenti in tema di sicurezza del lavoro e misure a tutela degli addetti.

“Finché non saranno depositate le motivazioni non sapremo il perché di questa sentenza” dice il procuratore generale Carlo Maria Pellicano, uno dei magistrati che ha sostenuto la pubblica accusa nella decisione della Corte di Appello. “Se emergeranno dei profili per l’impugnazione – ha aggiunto – la impugneremo. E daremo battaglia”.
“Stupita e amareggiata” dalla decisione dei giudici si dichiara la Fiom di Torino che si era costituita parte civile al processo. “Un colpo di spugna così non ce lo aspettavamo” dice Federico Bellono segretario dei metalmeccanici della CGIL di Torino. “Le sentenze si rispettano ma si possono non condividere: leggeremo le motivazioni – aggiunge – questa tragica vicenda non può chiudersi in questo modo, altri procedimenti sono ai nastri di partenza e in ogni caso le famiglie delle vittime non meritano una tale scandalosa impunità”.

Il problema a questo punto è capire quale ragionamento ha portato i giudici alla decisione del 18 aprile scorso, bisognerà aspettare di leggere le motivazioni della sentenza che sarà depositata entro 60 giorni. La giurisprudenza in merito alle cause legate a patologie e morti da esposizione all’amianto non è in questa fase unanime. Nella decisione dei giudici potrebbe aver giocato un ruolo il fatto che pare non esserci un unanime orientamento scientifico sul peso e il ruolo delle esposizioni di amianto nel tempo, un aspetto difficile da concordare con le eventuali responsabilità dei più alti dirigenti della Olivetti nei diversi periodi.

Articolo tratto da Il Sole 24 Ore

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