Privacy, caccia al responsabile

In arrivo nelle scuole il responsabile della protezione dei dati personali, previsto dal nuovo regolamento europeo sulla privacy (Ue/2016/679) in vigore dal 25 maggio. A pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove regole il Miur ha pubblicato il 22 maggio la nota n. 563 con le prime indicazioni per l’avvio di un percorso di attuazione del regolamento.
In attesa dell’emanazione del decreto legislativo nazionale di dettaglio” e “in considerazione delle necessità e delle criticità rappresentate dalle organizzazioni sindacali in occasione dell’incontro del 18 maggio” sottolinea il direttore generale del Miur Carmela Palumbo. Il regolamento europeo, infatti introduce una nuova figura, il responsabile della protezione dei dati (Rpd) o data protection officer (Dpo) che deve facilitare l’attuazione del regolamento da parte del titolare.
Una figura esterna o interna connotata dai requisiti di autonomia e indipendenza, che deve operare senza conflitto di interessi e possedere specifiche competenze sul trattamento dei dati personali. Il Miur precisa che “è consentito a più scuole di avvalersi di un unico responsabile”. Fondamentale il ruolo “di interlocuzione e di coordinamento” degli usr nei confronti delle istituzioni scolastiche per promuovere soluzioni condivise. La designazione di un unico Rpd, ad esempio, potrà avvenire con una decisione congiunta di scuole già costituite in reti di scopo nate per l’attuazione di procedure amministrative di interesse comune.
Ma si potranno anche stipulare accordi che disciplinino lo svolgimento in collaborazione di attività di interesse comune per l’individuazione di un unico Rpd, coinvolgendo gli istituti dislocati nello stesso ambito regionale, provinciale o subprovinciale, a seconda delle peculiarità territoriali, “soddisfacendo, comunque, il requisito della cosiddetta raggiungibilità del responsabile proprio per assicurare un efficace supporto al titolare del trattamento”. Un punto questo su cui avevano insistito i sindacati, ritenendo che non debbano essere le singole scuole a nominare il Rpd e che l’amministrazione debba prevederne la nomina centralizzata, a livello regionale o nazionale.
“Purtroppo l’assenza di un raccordo”, denuncia la Fcl-Cgil, “sta già provocando i primi danni, perché ha spinto molte scuole, anche in rete tra loro, a procedere autonomamente e a stipulare contratti con esperti esterni, utilizzando le già scarse risorse delle scuole per il funzionamento amministrativo”. Caduta nel vuoto la richiesta dell’Anp di destinare appositi fondi per la parte di messa in conformità e di formazione, che ricade sui singoli istituti. I fondi di funzionamento, ha replicato il Miur, sono stati già definiti e ripartiti: un intervento sarà possibile solo in occasione del prossimo bilancio. Il presidente dell’Anp Antonello Giannelli, allora, ha scritto al Garante della privacy affinché le attività di controllo sull’attuazione del regolamento “tengano conto della oggettiva situazione di difficoltà in cui si trovano i dirigenti scolastici che, senza indicazioni organizzative e senza risorse aggiuntive, rischiano di dover rispondere di carenze altrui senza aver avuto adeguati strumenti di intervento”.
Nella nota del Miur, inoltre, si annuncia per questa settimana l’accesso di tutto il personale scolastico al corso di formazione on-line di nove ore, svolto giorni scorsi dal personale del Miur. Mentre nelle prossime settimane si definirà l’organizzazione di un sistema di formazione a rete, sul modello di quello per il piano nazionale Scuola Digitale. Previsti incontri formativi interregionali indirizzati “in via prioritaria” a presidi è Dsga.

 

Articolo tratto da ItaliaOggi

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