Reclamo gratuito all’Authority

Se l’istanza di esercizio dei diritti, non va a buon fine, l’interessato può alternativamente rivolgersi al Garante o al tribunale.
Nel caso in cui ci si rivolga all’autorità amministrativa, la forma individuata dal regolamento europeo è il reclamo (articolo 77). Anche del reclamo è disponibile il modello sul sito www.garanteprivacy.it.
La presentazione di un reclamo è gratuita. L’interessato ha il diritto di proporre un ricorso giurisdizionale se il Garante non tratta un reclamo o non lo informa entro tre mesi dello stato o dell’esito del reclamo.
Il reclamo, spiega il Garante, può essere sottoscritto direttamente dall’interessato oppure, per suo conto, da un avvocato, un procuratore, un organismo, un’organizzazione o un’associazione senza scopo di lucro. In tali casi, è necessario conferire una procura da depositarsi presso il Garante assieme a tutta la documentazione utile ai fini della valutazione del reclamo presentato.
Nel reclamo l’interessato deve indicare che l’Italia è il luogo di residenza o quello in cui si è verificata la presunta violazione e narrare, in maniera per quanto possibile dettagliata, i fatti e le circostanze su cui l’atto si fonda, comprese eventuali richieste già rivolte sulla questione al titolare del trattamento.
L’interessato deve anche specificare le disposizioni del Regolamento Ue 2016/679 che si presumono violate, specificando se siano stati già eventualmente esercitati i diritti di cui agli articoli da 15 a 22 del Regolamento, e l’indicazione delle misure richieste.
Con il reclamo si può ottenere dal Garante un avvertimento o ammonimento al titolare del trattamento sul fatto che i trattamenti possono verosimilmente violare, o abbiano violato, le disposizioni.
Dal Garante si può anche ottenere una ingiunzione allo stesso di soddisfare le richieste di esercizio dei diritti o di regolarizzare i trattamenti.
Da ultimo al Garante si può chiedere l’imposizione di una limitazione provvisoria o definitiva al trattamento, incluso il divieto di trattamento.
L’interessato dovrà anche elencare i documenti a sostegno delle sue richieste. La presentazione del reclamo può avvenire nel modo più comodo all’interessato: consegna a mano presso gli uffici del Garante; o inoltro di raccomandata A/R indirizzata a Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, 121 00186 Roma; messaggio di posta elettronica certificata indirizzata a protocollo@pec.gpdp.it.
Il Garante avvisa che, in sede di prima applicazione, il reclamo e l’eventuale procura dovranno essere sottoscritti con firma autenticata, in caso di invio tramite raccomandata A/R, o con firma digitale, in caso di invio mediante posta elettronica certificata; il Garante si riserva comunque di valutare anche le richieste prive di tali requisiti.
Attenzione a non scambiare il reclamo al Garante con un’azione per ottenere il risarcimento del danno da lesione della privacy. Il Garante è un’autorità amministrativa indipendente e non è un giudice che possa accertare i fatti costitutivi di un illecito civile né può pronunciare condanna al pagamento di somme.
Il Garante, infatti, ha poteri limitati all’esercizio dei diritti e alla irrogazione di sanzioni amministrative. Inoltre la pronuncia del Garante non vincola il giudice civile, che deve autonomamente accertare i fatti.
Certo è che un provvedimento del Garante che rileva la violazione di un diritto o l’omissione di un obbligo non potrà che essere tenuto in gran conto anche dal giudice civile.
Una notazione ulteriore riguarda le segnalazioni, previste dal Codice della privacy, ma non menzionate dal Regolamento Ue 2016/679. Ciò non preclude affatto la possibilità per chiunque di mandare al Garante notizie rilevanti propedeutiche all’attivazione d’ufficio da parte dell’autorità di controllo.
Articolo tratto da ItaliaOggi

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