La responsabilità dell’amministratore di condominio

Prendiamo in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione, relativa alla responsabilità di un amministratore di condominio in occasione di un incendio imputabile all’attività dell’appaltatore.

La mancata verifica dell’idoneità tecnico-professionale
Tizio, titolare dell’omonima ditta appaltatrice, stava lavorando sulla mansarda del condominio, utilizzando un cannello GPL che sprigionava fiamma libera, tenendo con sé una bombola di gas.
L’uso maldestro del cannello a fiamma libera, unito alla presenza di materiale infiammabile quali le guaine bituminose, provoca un incendio, favorito dall’assenza di mezzi di spegnimento la cui presenza, sulla base della ricostruzione operato dei giudici, avrebbe impedito la propagazione dell’evento distruttivo.
Per tali fatti, la Corte d’Appello di Torino confermava, anche agli effetti civili, la condanna resa dal Tribunale cittadino nei confronti di Tizio e di Caio, quest’ultimo nella qualità di Amministratore del Condominio, responsabili, con condotte colpose indipendenti, del delitto di incendio colposo che aveva interessato il piano mansardato ed il tetto dell’edificio condominiale e da cui erano derivati imponenti danni anche a diverse unità abitative poste ai piani sottostanti.
In particolare, a Tizio veniva addebitata la mancata adozione di cautele in tema di sicurezza antincendio nel corso dei lavori di impermeabilizzazione, a lui commissionati e da lui personalmente eseguiti, avendo egli effettuato la posa della guaina catramata con cannello collegato a bombola di gas propano, creando così surriscaldamento, in assenza di mezzi antincendio (quali estintori od altro).
A Caio invece, quale amministratore del Condominio e committente delle opere di impermeabilizzazione, era stato addebitato di aver conferito l’incarico senza verificare l’idoneità tecnico-professionale di Tizio, in violazione dell’art. 90, comma 9, lett. a) e dell’All. XVII del D.Lgs 81/2008, non avendo acquisito documentazione relativa alla conformità alla normativa antinfortunistica delle attrezzature usate e dei dispositivi di protezione in dotazione, né attestati inerenti la formazione di Tizio e neppure il documento di regolarità contributiva (c.d. DURC).

L’obbligo di garanzia dell’Amministratore
Per quel che riguarda la posizione di Caio, la suprema Corte così si esprime: “…(Caio) avrebbe dovuto – in qualità di amministratore e di committente – verificare che il soggetto da lui stesso individuato fosse effettivamente dotato della necessaria capacità di realizzare i lavori affidati munito delle attrezzature idonee, anche in relazione ai dispositivi di sicurezza e prevenzione incendi, data la infiammabilità del materiale utilizzato: (Caio) aveva invece omesso di verificare la idoneità professionale di (Tizio), verifica che, ove compiuta, gli avrebbe consentito di acclararne la inadeguatezza professionale oltre all’assenza degli opportuni sistemi e presidi di prevenzione ed antincendio, e di effettuare quindi una differente scelta in ordine all’artigiano da incaricare dei lavori condominiali e da indicare ai condomini. Già questa Corte si è pronunciata nel senso che l’amministratore che stipuli un contratto di affidamento in appalto di lavori da eseguirsi nell’interesse del Condominio è tenuto, quale committente, all’osservanza degli obblighi di verifica della idoneità tecnico-professionale dell’impresa appaltatrice… essendo titolare di un obbligo di garanzia, quanto alla conservazione e manutenzione delle parti comuni dell’edificio condominiale, ai sensi dell’art. 1130 cod. civ. … non rileva pertanto – per quanto concerne l’incendio… – che lo stesso si sia sviluppato su una parte comune dell’edificio condominiale ovvero su un bene appartenente al singolo condomino, accessibile dalla parte comune. Egli, come già detto, era ben consapevole che i lavori da eseguire comportavano l’utilizzo di materiale infiammabile, avrebbe dovuto attivarsi a tutelare le parti comuni esposte a pericolo, assicurandosi della capacità della persona incaricata: la sua colpevole inerzia ebbe perciò un ruolo causalmente incidente sulla produzione dell’evento…”.

La Sentenza
La Corte di Cassazione Penale (Sez. 4, 21 settembre 2017, n. 43500), rigetta i ricorsi confermando le statuizioni della corte di Appello, condannando altresì il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

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