Il rischio biologico nel settore agro-zootecnico e forestale

Il settore agro-zootecnico continua a costituire in Italia una importante parte della realtà produttiva. In particolare “i dati dell’ultimo censimento dell’agricoltura indicano che nel 2010 in Italia esistevano poco più di 1,6 milioni di imprese agricole, di cui circa 400.000 al Nord, 252.000 al Centro e circa 970.000 nel mezzogiorno” e nell’intero anno 2016 “sono stati impiegati in tale settore circa 884.000 addetti, con un aumento di quasi il 5% rispetto al 2015”.
A fornire questi dati e a offrire uno sguardo generale sul settore, con riferimento ai rischi biologici e alle malattie trasmesse da animali, è il documento Inail “ Zoonosi trasmesse da zecche” che dedica un capitolo del libro al rischio biologico nel settore agro-zootecnico e forestale.

Il documento si sofferma su alcune indicazioni normative sul rischio biologico, con particolare riferimento a quanto contenuto nel Titolo X del D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro).

Si ricorda poi che nel settore agro-zootecnico “per i lavoratori stagionali che svolgono presso la stessa azienda un numero di giornate non superiore a cinquanta nell’anno, limitatamente a lavorazioni generiche e semplici non richiedenti specifici requisiti professionali, il Decreto interministeriale del 27 marzo 2013 prevede “semplificazioni in materia di sorveglianza sanitaria, informazione e formazione”.

Riportiamo, in conclusione, alcune indicazioni su normative e circolari relative al tema degli agenti biologici e delle zoonosi:

  • Circolare del Ministero della salute n. 10 del 13 luglio 2000, riguardante l’epidemiologia e le misure di prevenzione di queste infezioni. La circolare “rappresenta l’aggiornamento di una norma precedente” e sono specificate “le misure di profilassi comportamentale, fondate sull’informazione e sull’educazione sanitaria della popolazione generale e delle categorie professionali potenzialmente esposte al rischio di puntura da zecche”;
  • D.M. salute 15 dicembre 1990 che ha catalogato le malattie infettive in 5 classi, caratterizzate da procedure di notifica differenti sulla base della gravità della malattia. Nel decreto si fa riferimento anche al Sistema informatizzato di malattie infettive (SIMI). Istituito grazie alla collaborazione tra l’Istituto superiore di sanità e il Ministero della salute, “ha lo scopo di informatizzare il flusso delle notifiche di malattie infettive e rendere disponibili i dati in formato elettronico. Tale sistema di sorveglianza è stato recentemente incluso nell’elenco B1 del Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 03 marzo 2017 “Identificazione dei sistemi di sorveglianza e dei registri di mortalità, di tumori e di altre patologie”;
  • Direttiva 2003/99/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 17 novembre 2003, direttiva sulle “misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici, recante modifica della dec. 90/424/CEE del consiglio e che abroga la dir. 92/117/CEE del Consiglio”;
  • Decreto legislativo 04 aprile 2006, n.191 “Attuazione della dir. 2003/99/CE sulle misure di sorveglianza delle zoonosi e degli agenti zoonotici”.

Per approfondire l’argomento si rimanda alla lettura della pubblicazione!

 Zoonosi trasmesse da zecche

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