Rumore, la vecchia sorgente va adeguata

Capita spesso che un’attività produttiva, in sé rumorosa, sia localizzata in un’area disabitata. Poi, dopo molto tempo, l’area circostante viene edificata a residenza. Naturalmente il rumore dà fastidio. Ma quali sono i limiti di emissione-immissione sonora da rispettare? Per la legge non conta chi sia arrivato prima, anzi, una sorgente sonora era tenuta a presentare il proprio piano di risanamento acustico entro sei mesi dalla approvazione del Piano Comunale di Azzonamento Acustico (PCAA). Quindi la rumorosità dovrà rispettare i seguenti limiti:
  1. emissione da verificarsi in prossimità della sorgente disturbante (legge quadro 447/95) e “di spazi utilizzati da persone e comunità” (Dpcm del 14 novembre 1997). Pertanto, partendo dall’ipotesi che le due norme non possono contraddirsi e “unendo” i due concetti, le emissioni sonore vanno verificate presso gli spazi utilizzati da persone più prossimi alla sorgente sonora, ovvero presso l’area di futura edificazione a 1 m all’interno del confine di proprietà e a 1,5 m dal piano campagna. Se inoltre il lotto a cui appartiene l’area di nuova edificazione è classificato dal Pcaa, per esempio, in classe III, mentre l’area industriale è classificato in classe V, i valori limite di riferimento saranno quelli dell’area ricevente (la classe III). A conferma di tale interpretazione vi è stata la sentenza del Consiglio di Stato 1081/2011, presa a riferimento nel parere emesso dal Ministero dell’Ambiente del 14 marzo 2012;
  2. limiti di immissione assoluti: da verificarsi in ambiente esterno, in corrispondenza del ricettore maggiormente esposto, o a 1 m dalla facciata dell’edificio più esposto previsto nel lotto edificabile come da decreto dell’Ambiente del 16 marzo 1998, allegato B punto 6;
  3. limiti di immissione differenziali: da verificarsi all’interno degli ambienti abitativi previsti nel lotto di futura edificazione, a tutti i piani e con finestre aperte e chiuse.

Articolo tratto da Il Sole 24Ore

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