Sicurezza negli scavi: l’uso di tecniche alternative di scavo

La prevenzione degli infortuni nel mondo del lavoro non è data solo dal rispetto della normativa in materia di sicurezza e dall’applicazione delle protezioni necessarie in presenza di rischi lavorativi, la prevenzione è anche ricerca di nuove soluzioni e di nuove tecniche di lavoro, alternative alle tecniche tradizionali e con minori rischi per i lavoratori. Tecniche che siano magari in grado di coniugare la riduzione dei rischi e il miglioramento della competitività delle aziende.
La prevenzione degli infortuni nel mondo del lavoro non è data solo dal rispetto della normativa in materia di sicurezza e dall’applicazione delle protezioni necessarie in presenza di rischi lavorativi, la prevenzione è anche ricerca di nuove soluzioni e di nuove tecniche di lavoro, alternative alle tecniche tradizionali e con minori rischi per i lavoratori. Tecniche che siano magari in grado di coniugare la riduzione dei rischi e il miglioramento della competitività delle aziende.

Coniugare sicurezza e competitività

Nel documento si sottolinea che l’utilizzo di tecniche moderne di posa in opera delle reti di servizi (le cosiddette tecniche “no dig”) “realizzano una notevole riduzione dei rischi: si avrà sempre la cantierizzazione con le problematiche correlate, ma il rischio grave di seppellimento e/o caduta nello scavo è eliminato”.

E nel nostro paese questa tecnologia, “introdotta per la prima volta agli inizi degli anni ’80, ha subito, nella seconda metà degli anni ’90, un notevole impulso, soprattutto per le opere relative al cablaggio delle grandi città”. È stata utilizzata “per la posa delle reti di distribuzione di gas, di acqua e di servizi telefonici”, permettendo di evitare i “problemi tipici dei cantieri nei centri abitati e storici delle città”:

  1. si limitano “gran parte dei disagi”;
  2. si superano “agevolmente le difficoltà di tipo geologico, idrogeologico e quelle connesse alla presenza di infrastrutture viarie (ferrovie, strade, ponti, canalizzazioni)”.

Inoltre le nuove tecnologie permettono anche di “prolungare la vita delle tubazioni già in opera con operazioni di manutenzione in-situ, senza dover smantellare quanto si trova al di sopra di questi servizi interrati”.

Le tecnologie “no dig”

Vediamo di capire meglio che cosa solo queste tecnologie “no dig”. Il documento indica che tali tecnologie “a basso impatto ambientale per posa e risanamento di infrastrutture sono nuove tecnologie (di derivazione americana) che si sono sviluppate parallelamente alle tecniche tradizionali, dalle quali si differenziano per il limitato ricorso agli scavi a cielo aperto”. Vengono sinteticamente indicate con il termine “no dig” o “trenchless”, cioè “senza scavo”, in quanto “al massimo richiedono uno scavo estremamente ridotto oppure limitato a due pozzetti, uno in corrispondenza dell’inizio e uno della fine del tracciato su cui si deve intervenire; in taluni casi è proprio possibile evitare del tutto lo scavo, utilizzando pozzetti già esistenti”.

Si tratta dunque di “metodi diversi di microperforazione che permettono di realizzare nel sottosuolo fori sub-orizzontali con diametri inferiori a 3500 mm, dove il rivestimento consente l’avanzamento della batteria di perforazione e l’armatura metallica permette di conferire all’opera la sua forma ed il suo aspetto”. E con queste tecniche è possibile “installare direttamente nel sottosuolo tubazioni destinate a diversi utilizzi come: condotte fognarie, acquedotti, tubi del gas, cavidotti per cavi telefonici, fibra ottica, cavi elettrici, tubi per il teleriscaldamento, ecc”.

Queste alcune differenze rispetto alle tecniche di scavo normali:

  1. basso impatto ambientale: queste nuove tecniche “evitano di danneggiare la sede stradale e di deviare e/o interrompere il traffico veicolare, non creano grosse quantità di materiali di risulta da conferire in discarica, e sono particolarmente adatte per lavori nelle aree urbane”;
  2. mancanza di scavi a cielo aperto: questa mancanza “riduce le situazioni di pericolo di caduta e di seppellimento per i lavoratori che operano nell’area di cantiere e per i pedoni che si trovino a transitare nelle immediate vicinanze”.

Per approfondire l’argomento si rimanda alla lettura della pubblicazione!

 Riduzione del rischio nelle attività di scavo – Inail

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