Siti confinati, lavoro al sicuro

Non è ammesso il ricorso al subappalto, se non espressamente autorizzato dal datore di lavoro committente e debitamente certificato, in relazione alle attività lavorative che si svolgono in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. A precisare tale principio è la circolare n. 6 “la certificazione del contratto d’appalto”, pubblicata lo scorso 15 aprile dalla fondazione studi dei consulenti del lavoro. Il documento detta le linee guida da seguire da parte delle commissioni di certificazione al fine di distinguere, in particolare, le ipotesi di appalto da quelle di somministrazione di manodopera. L’obiettivo è quello di individuare i casi di appalto “non genuino” e, quindi, di somministrazione abusiva di manodopera.
In tal senso, la circolare individua alcuni indici rivelatori di un appalto irregolare, quali la mancanza in capo all’appaltatore della qualifica di imprenditore, l’assenza dell’effettivo esercizio del potere direttivo da parte dell’appaltatore stesso, l’impiego di capitali, macchine ed attrezzature fornite dall’appaltante, la natura delle prestazioni svolte che esula da quelle dell’appalto, il corrispettivo pattuito in base alle ore effettive di lavoro e non correlato all’opera compiuta o al servizio eseguito oppure la corresponsione della retribuzione ai lavoratori direttamente dal committente.

Appalti a rischio
La fondazione dedica un focus particolare alle attività che si svolgono in ambienti sospetti di inquinamento o confinati. Per ambienti confinati si intendono i luoghi di lavoro “limitati”, in cui la probabilità di rischio di incidente, anche mortale, è molto elevata, considerata la presenza di sostanze nocive o di specifiche condizioni di pericolo: si pensi, ad esempio, a serbatoi, silos, reti fognarie, cisterne, vasche, in generale ambienti in cui la ventilazione sia insufficiente o, addirittura, assente.
Fonte normativa da cui prende le mosse la circolare è rappresentata dal D.P.R. 177/2011.
Precisati i confini entro cui è possibile subappaltare i lavori nelle particolari condizioni lavorative individuate, il documento precisa che le disposizioni del citato D.P.R. si applicano anche nei confronti delle imprese e dei lavoratori autonomi ai quali le lavorazioni vengano eventualmente subappaltate.
Le indicazioni fornite dalla circolare tengono anche conto della nota del 27 giugno 2013 che il ministero del lavoro ha adottato in materia. Effettuate tali premesse, la circolare evidenzia come le commissioni di certificazione siano chiamate a verificare il possesso di specifici requisiti da parte delle imprese e dei lavoratori autonomi qualificati che svolgano qualsiasi attività lavorativa nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati.

I requisiti richiesti in capo all’appaltatore
In particolare, le commissioni devono, preliminarmente, verificare l’integrale applicazione delle disposizioni in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e misure di gestione delle emergenze.
Altra verifica che la commissione di certificazione deve effettuare riguarda, nel caso di imprese familiari e lavoratori autonomi, l’integrale vincolante applicazione delle prescrizioni dettate dal testo unico della sicurezza sul lavoro, con specifico riferimento alla sorveglianza sanitaria e i corsi di formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Altro requisito richiesto è la presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30% della forza lavoro totale, con esperienza almeno triennale relativamente ai lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati.
La normativa prevede che tali risorse umane debbano essere assunte con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto, a condizione però, in questa seconda ipotesi, che i relativi contratti siano stati preventivamente certificati.
La normativa precisa che la prescritta esperienza triennale debba essere necessariamente in possesso dei lavoratori che svolgono le funzioni di preposto. Nella circolare si sottolinea che la commissione di certificazione debba verificare anche l’avvenuta effettuazione di attività di informazione e formazione di tutto il personale, compreso il datore di lavoro nei casi in cui svolga attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, specificamente mirato alla conoscenza dei fattori di rischio propri di tali attività, oggetto di verifica di apprendimento e aggiornamento. È necessario, inoltre, comprovare il possesso di dispositivi di protezione individuale, nonché di strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione dei rischi propri delle attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati; inoltre, la commissione è chiamata a controllare l’avvenuta effettuazione di attività di addestramento all’uso corretto di tali dispositivi, strumentazione e attrezzature.
Altro requisito necessario è rappresentato dall’avvenuta effettuazione di attività di addestramento di tutto il personale impiegato per le attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati, compreso il datore di lavoro relativamente all’applicazione di procedure di sicurezza coerenti con le previsioni del decreto legislativo 9 aprile 2008 n. 81, ossia il testo unico sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. Infine, la circolare sottolinea che è richiesto il rispetto delle prescrizioni in materia di documento unico di regolarità contributiva, oltre all’integrale applicazione della parte economica e normativa della contrattazione collettiva di settore, compreso il versamento della contribuzione all’eventuale ente bilaterale di riferimento, nel caso in cui la prestazione sia di tipo retributivo, con riferimento ai contratti ed accordi collettivi di settore sottoscritti da organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale.

Ambienti sospetti di inquinamento o confinati – I requisiti

  1. Applicazione delle disposizioni in materia di valutazione dei rischi, sorveglianza sanitaria e misure di gestione delle emergenze, anche nel caso di imprese familiari e lavoratori autonomi
  2. Presenza di personale con l’esperienza relativa all’lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati
  3. Attività di informazione e formazione di tutto il personale
  4. Possesso di dispositivi di protezione individuale, strumentazione e attrezzature di lavoro idonei alla prevenzione
  5. Attività di addestramento di tutto il personale impiegato
  6. Rispetto delle previsioni in materia di documento unico di regolarità contributiva
  7. Integrale applicazione della parte economica e normativa della contrattazione collettiva di settore.

Articolo tratto da ItaliaOggi

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