Sostanze chimiche, stretta Ue

Divieto di produzione, vendita e utilizzo di decine di sostanze pericolose e riformulazione dei criteri di classificazione, etichettatura e imballaggio di quelle, invece, ancora ammesse. Diversi sono gli obblighi previsti dalle ultime norme comunitarie in materia di “Reach” e “Clp”, direttamente applicabili negli Stati membri, che dal 2019 al 2020 interesseranno l’industria delle sostanze chimiche e relativi operatori, come fabbricanti, importatori e utilizzatori. L’impatto delle neo regole, dotate di forza “self executive” in quanto recate da regolamenti Ue, andrà oltre i prodotti che li contengono, interessando (a valle) anche relativi rifiuti, materie recuperate e sottoprodotti generati.

Sostanze bandite
I divieti sono previsti dalle nuove norme in materia di “Registration, evaluation and authorization of chemical (substances)” (da cui l’acronimo “Reach”), disciplina che ruota intorno al regolamento Ce n. 1907/2006 il quale prevede severe regole per fabbricazione e immissione sul mercato delle sostanze chimiche al fine di tutelare salute e ambiente. In particolare, dal 7 luglio 2020 saranno applicabili i divieti di produzione, commercializzazione e utilizzo di quattro categorie di ftalati (Dehp, Dbp, Bpd, Dibp) individuati dal regolamento 2018/2005/Ue attraverso la modifica del citato regolamento madre 1907/2006/Ce. Il divieto, che interesserà composti chimici pericolosi per salute umana e ambiente impiegati nell’industria delle materie plastiche, subirà delle deroghe per i prodotti immessi in commercio prima della data in parola e per quelli espressamente salvati (tra cui gli articoli destinati esclusivamente all’uso industriale e agricolo). Dall’1 novembre 2020 saranno inoltre efficaci le ulteriori e parallele restrizioni introdotte (sempre a mezzo di modifica del provvedimento madre “Reach”) dal regolamento 2018/1513/Ue. Il bando riguarderà particolari sostanze cancerogene, mutagene e tossiche (le c.d. sostanze “Cmr”, pericolose per inalazione e contatto con la pelle) utilizzate in abbigliamento, altri articoli tessili e calzature. Dalla data in questione dette sostanze, presenti (a mente del regolamento 2018/1513/Ue) anche nella biancheria da letto d’ospedale e nell’imbottitura di biblioteche pubbliche, non potranno più essere immesse sul mercato salvo alcune precise deroghe.

Novità per classificazione, etichettatura e imballaggio
Le innovazioni riguarderanno la disciplina comunitaria in materia di “classification labelling and packaging” (da cui l’acronimo “Clp”) prevista dal regolamento comunitario madre n. 1272/2008, in base al quale le sostanze che presentano caratteristiche di pericolosità devono essere classificate ad hoc, evidenziate lungo la catena di approvvigionamento tramite apposite etichettatura e stoccate in sicurezza a mezzo di appositi imballaggi. Dall’1 dicembre 2019 sarà vincolante la versione italiana dei nomi delle sostanze chimiche introdotta (direttamente negli allegati tecnici del citato provvedimento madre “Clp”) dal neo regolamento 2018/669/Ue. Dalla suddetta data la traduzione dei nomi dovrà essere obbligatoriamente osservate in fase di classificazione, etichettatura e imballaggio delle sostanze chimiche da parte degli operatori della filiera, ossia fabbricanti, importatori, distributori e utilizzatori a valle. A partire dal successivo 1 gennaio 2020 sarà invece vincolante per gli stessi operatori il nuovo sistema armonizzato (introdotto dal regolamento 2017/542/Ue, sempre tramite modifica del citato regolamento madre) per comunicare alle Autorità competenti le informazioni sulla pericolosità delle sostanze.
Il nuovo formato, finalizzato a uniformare tra gli Stati Ue le informazioni da trasmettere e le modalità da utilizzare, dovrà essere applicato da importatori e utilizzatori a valle per comunicare agli organismi designati a livello nazionale (per l’Italia l’Istituto superiore di sanità) i dati di identificazione di prodotto, composizione e proprietà di pericolo. Infine, dall’1 maggio 2020 saranno vincolanti le nuove regole introdotte dal regolamento 2018/1480/Ue (sempre nel regolamento madre “Clp”) per la classificazione, l’etichettatura e l’imballaggio di 35 sostanze, tra cui 16 precedentemente non contemplate.

Rifiuti, Mps, sottoprodotti: i rapporti con il “Reach”…
In base alla regolamento Ce n. 1907/2006 “i rifiuti (…) non sono considerati né sostanze, né preparati, né articoli a norma (…)” della disciplina Reach. Tuttavia (come evidenziato nella “Guida ai rifiuti alle sostanze recuperate” elaborata nel 2010 dall’Ue) le sostanze contenute nei rifiuti non sono totalmente esentate dalla disciplina in parola. Nell’elaborazione del necessario “scenario di esposizione” umana e dell’ambiente alle sostanze i fabbricanti devono infatti, in base allo stesso regolamento madre, tener conto anche della fase “rifiuto” del loro ciclo di vita. Tali preziose informazioni, veicolate dalle schede di sicurezza, devono essere trasmesse lungo la catena di approvvigionamento e assumono importanza nell’indagine sulla composizione dei rifiuti per la loro classificazione (che avviene, lo ricordiamo, in base a diversa disciplina). Rilevanza hanno le regole “Reach” anche per le materie (prime secondarie o end of waste) recuperate dai rifiuti. Qualora contenenti sostanze chimiche ancora non registrate (o precisamente tracciate nello stabilimento che le genere in fase di recupero), dette materie secondarie sono infatti (in base al regolamento madre) soggetti alle regole “Reach” al pari delle prime. Sotto la disciplina del regolamento Ce n. 1907/2006 cadono infine (per espressa previsione dello stesso) anche i sottoprodotti “importati o immessi sul mercato”.

…e quelli con il “Clp”
In base al regolamento Ce n. 1272/2008 “i rifiuti (…) non costituiscono una sostanza, una miscela o un articolo ai sensi” della disciplina da esso recata. Alcune regole “Clp” sono tuttavia di necessaria applicazione: per l’adempimento degli obblighi relativi alla classificazione dei rifiuti imposta dalla diversa e parallela disciplina (in quanto da quest’ultima richiamate); per la corretta etichettatura e l’imballaggio di stoccaggio dei rifiuti pericolosi (per previsione del D.lgs 152/2006 in relazione a raccolta, deposito, trasporto rifiuti e del D.lgs 81/2008 in merito alla sicurezza nei luoghi di lavoro). Da ultimo, ricorrendone i presupposti di pericolosità, passa attraverso le regole “Clp” su classificazione, etichettatura e imballaggio anche l’immissione sul mercato delle materie recuperate e dei sottoprodotti esitati dei rifiuti.

Le attese regole nazionali sull’economia circolare
Della crescente importanza del controllo delle sostanze chimiche pericolose sull’intera filiera (dal prodotto nuovo alla materia recuperata, passando per rifiuti e sottoprodotti) sembra dare atto il Legislatore europeo delle ultime direttive ambientali (costituenti il c.d. “pacchetto economia circolare”). Nella nuova direttiva 2018/851/Ue sui rifiuti (la cui legge di delega al recepimento è attualmente all’esame del Parlamento nazionale) si prevede infatti che tra gli obblighi degli Stati membri ci sia quello di promuovere la riduzione delle sostanze pericolose nei materiali oltre a quello di garantire la trasmissione delle relative informazioni lungo la filiera interessata.

Le novità

  1. Dal 7/7/2020 vige il bando per quattro categorie di ftalati previste dal regolamento 2018/2005/Ue
  2. Dall’1/11/2020 sono operativi i divieti per le sostanze “Cmr” previste dal regolamento 2018/1513/Ue
  1. Dall’1/12/2019 e vincolante la versione italiana dei nomi delle sostanze pericolose previste dal regolamento 2018/669/Ue
  2. Dall’1/1/2020 è operativo il nuovo sistema armonizzato ex regolamento 2017/542/Ue per comunicare alle Autorità competenti informazioni su pericolosità delle sostanze
  3. Dall’1/5/2020 sono applicabili le nuove regole ex regolamento 2018/1480/Ue per il “Clp” di 35 sostanze, tra cui 16 nuove

Articolo tratto da ItaliaOggi

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