Telecamere, salvo chi si adegua

La corretta e tempestiva ottemperanza alla “prescrizione obbligatoria” dell’ispettore estinguere il reato. Infatti, sfugge alla pena dell’arresto o dell’ammenda quel datore di lavoro che, una volte installate telecamere senza accordo sindacale né autorizzazione dell’ispettorato, si è immediatamente adeguato all’ordine degli ispettori impartito con la prescrizione obbligatoria (rimozione delle telecamere o sottoscrizione accordo o richiesta autorizzazione). A stabilirlo è la sentenza n. 38884/2018 della Corte di cassazione. Nella pronuncia, la Corte afferma che la “prescrizione obbligatoria” (procedura di estinzione dei reati prevista dal Dlgs n. 124/2004) trova applicazione:
  1. anche nel nuovo regime sanzionatorio (post modifiche Jobs act, ex Dlgs n. 151/2015) per l’uso di impianti audiovisivi per finalità di controllo dei lavoratori;
  2. anche a reati istantanei già perfezionatisi o a casi per cui ci sia stata una spontanea regolarizzazione di pregresse violazioni.

Le vie per “regolarizzare”
La prescrizione obbligatoria è una delle vie previste dalla legge (a disposizione degli ispettori) per invitare (o meglio, intimare) la regolarizzazione delle violazioni a quei datori di lavoro, per i quali siano state riscontrate irregolarità. La prima è la “diffida obbligatoria”, applicabile nel caso in cui venga constatata l’inosservanza di norme di legge o del contratto collettivo in materia di lavoro e legislazione sociale, da cui derivano sanzioni amministrative. L’emanazione della diffida è condizione di procedibilità per l’irrogazione delle relative sanzioni; non è impugnabile in quanto non produce effetti lesivi; e la sua adozione interrompe i termini per la presentazione dei ricorsi al direttore della sede territoriale dell’Ispettorato e al comitato per i rapporti di lavoro fino alla scadenza del termine per compiere gli adempimenti in ottemperanza (in genere 30 giorni).
La seconda via è la “diffida accertativa per crediti patrimoniali”, applicabile quando vengono accertati i crediti retributivi derivanti dalla non corretta applicazione dei contratti individuali e collettivi di lavoro. La terza via è la “disposizione”, cui possono far ricorso gli ispettori quando ci sono norme per le quali è ammesso un apprezzamento discrezionale.

Prescrizione obbligatoria
È la quarta via di regolarizzazione, alla quale l’ispettore può ricorrere qualora rilevi violazioni di carattere penale, punite con la pena alternativa dell’arresto o ammenda (come nell’ipotesi dell’istallazione delle telecamere) o con la sola ammenda.
Con la prescrizione obbligatoria l’ispettore impartisce al datore di lavoro contravventore, apposito “ordine” con un termine per la regolarizzazione che può essere prorogato a richiesta del contravventore, per la particolare complessità o per l’oggettiva difficoltà dell’adempimento.
Il verbale che accerta la sussistenza di una condotta sanzionata penalmente e contiene una prescrizione obbligatoria costituisce atto di polizia giudiziaria e, pertanto, non può essere impugnato di fronte all’autorità giudiziaria amministrativa, ma costituisce oggetto di indagine da parte del giudice penale.

Le novità della Cassazione
La sentenza n. 38884/2018 è stata emessa dalla Corte di cassazione in merito alla validità di un provvedimento di prescrizione obbligatoria impartito, nel corso di un’ispezione, a carico di una ditta per aver installato illecitamente degli impianti audiovisivi (telecamere), idonei per la loro collocazione a controllare a distanza l’attività dei lavoratori dipendenti.
La disciplina sugli impianti di controllo (art. 4, legge n. 300/1970) è stata oggetto di modifiche da parte del Dlgs n. 151/2015 (riforma Jobs act). La Corte spiega che, anche a seguito dell’abrogazione degli artt. 4 e 38 della legge n. 300/1970, costituisce reato l’uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per finalità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori, in quanto sussiste continuità normativa tra l’abrogata fattispecie e quella attualmente prevista (dall’art. 171 in relazione all’art. 114 del Dlgs n. 196/2003, come rimodulata dall’art. 23 del Dlgs n. 151/2015), avendo la normativa sopravvenuta mantenuto integra la disciplina sanzionatoria per la violazione del citato art. 4. Dunque, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, la sanzione è l’ammenda da 154 a 1.549 euro oppure l’arresto da 15 giorni fino a un anno, con applicazione di entrambe le pene (sia ammenda sia arresto) nei casi più gravi e ferma la possibilità, per il giudice, di quintuplicare l’ammenda (facendola quindi arrivare a 7.745 euro) qualora dovesse ritenerla inefficace negli importi ordinari, in base alle condizioni economiche del datore di lavoro.
Prima della riforma Jobs act, la disciplina della prescrizione obbligatoria stabiliva che, qualora durante il periodo di tempo fissato dall’ispettore con l’atto di prescrizione obbligatoria, fosse stato siglato l’accordo sindacale ovvero rilasciata l’autorizzazione dall’ispettorato del lavoro, l’ispettore avrebbe potuto ammettere “il contravventore a pagare in sede amministrativa, nel termine di 30 giorni, una somma pari al quarto del massimo dell’ammenda stabilita per la contravvenzione commessa” (art. 21, Dlgs n. 758/1994).
Tale disciplina “dell’estinzione in via amministrativa”, secondo la Corte di cassazione, trova applicazione (e particolare favore per il datore di lavoro) anche nel vigente assetto normativo; e deve ritenersi che la procedura di estinzione trovi applicazione anche quando si tratti di reati istantanei già perfezionatisi o di già avvenuta, spontanea, regolarizzazione delle pregresse violazioni. La prescrizione si applica, cioè, non soltanto quando l’inadempienza può essere sanata, ma anche nelle ipotesi di reato a “condotta esaurita”, vale a dire nei reati istantanei, con o senza effetti permanenti, nonché in fattispecie in cui il reo abbia autonomamente provveduto all’adempimento degli obblighi di legge sanzionati precedentemente all’emanazione della prescrizione.

Le vie per regolarizzare

IpotesiProvvedimento degli ispettori
Violazioni con sanzioni amministrativeDiffida obbligatoria
Mancato pagamento di crediti retributiviDiffida accertativa per crediti patrimoniali
Situazioni “discrezionali” per gli ispettoriDisposizione
Violazioni di carattere penalePrescrizione obbligatoria

Articolo tratto da ItaliaOggi

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