Come valutare il rischio microclima nei luoghi di lavoro

Il microclima è il complesso dei parametri climatici dell’ambiente nel quale un individuo vive o lavora. E l’interazione dell’individuo, del lavoratore, con l’ambiente termico che lo circonda “può dar luogo ad una serie di effetti estremamente varia che spazia da aspetti di tipo percettivo (comfort/discomfort) ad aspetti di tipo prestazionale fino ad aspetti che coinvolgono elementi fisiologici e finanche le funzioni vitali dell’individuo stesso (Parsons 2003)”.

Le condizioni microclimatiche possono, infatti, interferire significativamente con le attività degli occupanti sia in ambienti d’ufficio che domestici e, se non idoneamente affrontato, possono essere fonte di discomfort e di rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori.

Una particolare attenzione deve essere rivolta ai luoghi di lavoro all’aperto in cui durante la stagione estiva o durante l’inverno i lavoratori (per lo più in edilizia e in agricoltura) possono essere esposti a condizioni climatiche estreme caratterizzati dalla maggiore frequenza di infortuni e malattie professionali.

Microclima, definizione e normativa

Per microclima si intende il complesso dei parametri climatici dell’ambiente nel quale un individuo vive o lavora.

L’interazione dei parametri individuali (attività metabolica e abbigliamento) con i parametri fisici (temperatura, umidità relativa, temperatura media radiante e velocità dell’aria) può dar luogo ad una serie di effetti estremamente variabili che spaziano da aspetti di tipo percettivo (comfort/discomfort) ad aspetti di tipo prestazionale fino ad aspetti che coinvolgono elementi fisiologici e finanche le funzioni vitali dell’individuo stesso.

Un microclima confortevole è quello che suscita nella maggioranza degli individui presenti una sensazione di soddisfazione per l’ambiente, da un punto di vista termo-igrometrico, convenzionalmente indicata con il termine “benessere termico” o “confort termico”. In linea generala, in un ambiente di lavoro è possibile trovare due tipologie di ambienti: ambienti moderati e ambienti severi.

Dal punto di vista normativo, il dlgs 81/2008 ha inserito il microclima nei rischi fisici da valutare ai sensi del Titolo VIII; la nuova valutazione dei rischi deve essere integrata dal rischio microclima severo caldo e severo freddo.

In particolare, il dlgs 81/2008 contiene disposizioni in 2 parti chiaramente distinte:

  1. nell’Allegato IV punto 1.9 il microclima viene considerato come requisito di salute e sicurezza, sottolineando la necessità di adeguatezza della temperatura, dell’umidità, e della velocità dell’aria nonché la relazione tra questi parametri ed i metodi di lavoro applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori in un’ottica di massimizzazione del comfort
  2. nel Titolo VIII il microclima viene, invece, considerato come uno degli agenti fisici che possono comportare rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori

Tuttavia, differentemente da quanto avviene per la valutazione degli altri agenti fisici, la legge non disciplina questa materia se non con disposizioni di carattere generale; pertanto, la valutazione del microclima viene effettuata facendo riferimento alla normativa tecnica internazionale e nazionale, o in altri documenti tecnici, considerando l’analisi dei parametri microclimatici in grado di influenzare la salute dei lavoratori. Tali documenti, convenzionalmente, distinguono gli ambienti in:

  1. ambienti moderati, nei quali gli scambi termici fra soggetto e ambiente consentono il raggiungimento di condizioni prossime all’equilibrio termico, ovvero di comfort
  2. ambienti severi, al contrario,sono  quelli in cui le condizioni ambientali sono tali da determinare nel soggetto esposto uno squilibrio termico tale da poter rappresentare un fattore di rischio per la sua salute

Viene, inoltre, operata una distinzione tra 2 tipologie di ambienti termici (diversa da quella operata dalla normativa tecnica), ossia.

  1. ambienti termicamente moderabili: ambienti nei quali non esistono vincoli in grado di pregiudicare il raggiungimento di condizioni di comfort
  2. ambienti termicamente vincolati: ambienti nei quali esistono vincoli, in primo luogo sulla temperatura e sulle altre quantità ambientali, ma anche sull’attività
    metabolica e sul vestiario, in grado di pregiudicare il raggiungimento di condizioni di comfort

Al fine di fornire agli operatori della sicurezza nei luoghi di lavoro le istruzioni le indicazioni necessarie per giungere a una corretta valutazione del rischio microclima, l’Inail ha pubblicato l’opuscolo La Valutazione del Microclima.

I requisiti minimi che i luoghi di lavoro devono possedere per poter risultare conformi e garantire quindi condizioni di benessere adeguate vengono indicati dall’Allegato IV al punto 1.9 del dlgs 81/2008, ossia:

  1. aerazione dei luoghi di lavoro chiusi, che deve essere sempre garantita preferenzialmente con finestre e, qualora non possibile, con impianti di aerazione periodicamente controllati, mantenuti funzionanti in modo da non esporre i lavoratori a correnti d’aria diretta
  2. corretta regolazione della temperature, che devono essere adeguate in considerazione dei metodi di lavoro e degli sforzi fisici previsti
  3. grado di umidità che deve essere sempre tenuto sotto controllo e mantenuto all’interno di livelli adeguati, compatibilmente con le esigenze tecniche del lavoro

Per approfondire l’argomento si rimanda alla lettura della pubblicazione!

 La valutazione del microclima

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